Senza trucchi e senza inganni, senza autotune, tatuaggi o canottiera che mettono in bella mostra i bicipiti pompati. Lo chiamano il rapper letteratato, dicono che faccia letteratura in rap e in effetti  con Murubutu il rap sale davvero in cattedra perché il prof Alessio Mariani (docente di storia e filosofia), vero nome dell’artista, alla musica affianca la filosofia e la storia che porta nei suoi testi unici nella scena rap italiana.

Lo spettacolo di Murubutu il 27 marzo ai Candelai Palermo è stato un viaggio intimo tra la filosofia e la musica; e per celebrare questa sua natura fuori dagli schemi e dai cliché , nel suo tour  l’artista ha scelto di farsi accompagnare non dai soliti DJ che mettono i beat, ma da sei talentuosissimi musicisti della scena jazz che insieme formano la “New Murubutu Band”: Dia– voce, Vincenzo Messina-batteria, Alberto Romano-basso, il marsalese new entry Piergiorgio Perrella– chitarra, Giacomo Grande– tastiera/piano, Gabriele Polimeni-Tromba/Flicorno. Il tour ha fatto come prima tappa Palermo ai Candelai, perché l’artista ama questa città e la Sicilia intera, facendo registrare il tutto esaurito; più di 300 persone e altri rimasti fuori in cerca di qualche biglietto all’ultimo momento.

L’esibizione è iniziata con una parte strumentale eseguita solo dalla band mettendo in chiaro che nonostante la giovane età questi sei artisti il groove ce l’hanno nel sangue e sanno modellare le note a loro piacimento regalando momenti di pura estasi. Poi Murubutu entra in scena e attacca a rappare e tutti in sala capiamo che quei due mondi così distanti, ma vicini nello stesso tempo, trovano sul palco la chiave di volta per unirsi in qualcosa che lascia a bocca aperta, da sindrome di Stendhal; Siamo dinanzi a un miracolo sonoro raccontato con una metrica a raffica. Suoni sincopati e soul, perfino accenni free jazz, rock, reggae, funk e new soul. A cantare in sordina senza microfono anche i componenti della band mostrando il piacere di condividere la bellezza delle canzoni del loro condottiero. Murubutu a un certo punto scherza sulla sua eccessiva sudorazione che viene tamponata di tanto in tanto da un asciugamano che porta al collo.

Il live alterna canzoni dal suo vecchio repertorio come “Il migliore dei mondi”(2022), “I marinai tornano tardi”(2014), al nuovo album “La vita segreta delle città” (7 marzo 2025), un album figlio della riflessione contemporanea, con i brani “Minuscola”, “La città degli angeli”, “La vita segreta”, “Flaneur”, “Grande città”, “Megalopoli”, “Nora e James”, “Il deserto a New York”…

Tra una canzone e l’altra Murubutu si prende il tempo per qualche battuta: “la mia musica si divide in tre categorie: triste, tristissima, devastante”.

La commozione arriva sulle prime note di “I marinai tornano tardi” (canzone contenuta nell’album Gli ammutinati del Bouncin’ ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari, pubblicato nel 2014), forse perché è un testo che parla anche della mia vita da adolescente, ad accendere i ricordi c’é quella domanda che la donna rivolge al suo amato sposo (marinaio) e che invece io avrei voluto porre a mio padre (pescatore), quando il mare me lo portava via per restituirmelo stanco e senza forze il giorno dopo, “Quand’è che mi porti con te? Voglio vedere quello che vedi”.

Dentro il mio cuore una cantilena “Resti o vai? Che fai? Che fai?”. Un regalo di 4 minuti circa dedicato a tutte quelle persone che ancora aspettano il ritorno di qualcuno.

Quasi al termine il pubblico chiede il brano “Vicoli” featuring Davide Shorty soul man e palermitano DOC, ma lui risponde “non possiamo farlo, Davide non c’é”; si, perché nel nuovo album c’é anche Palermo con i suoi vicoli del centro storico e la storia di Mario, prima bambino costretto a lottare con la fame, poi adolescente costretto a spacciare per racimolare qualcosa per mangiare. Un racconto ispirato dal libro della giornalista e scrittrice palermitana Alli Traìna “Strada che spunta”.

Alla fine si spengono le luci, avrei voluto chiamarlo per una foto da postare e da tenere come un caro ricordo, ma ho desistito, forse per rispetto dell’artista ormai stremato, o forse perché ho voluto custodire solo nei mie ricordi più belli questo viaggio intimo tra la filosofia e la musica.

Uscendo dal locale e percorrendo come un flaneur via dei Candelai verso via Maqueda la sensazione è che le città, tutte, hanno un’anima spesso non visibile allo sguardo distratto della gente. Cammino ancora e le parole e i suoni delle canzoni dell’album “La vita segreta delle città” sono in ogni dettaglio della strada; i miei passi si fanno più lenti ed inizio a guardare con meraviglia e stupore tutto da un’altra prospettiva, qualunque cosa ha subìto un’aurea trasformazione.

Credetemi, se c’è un album che merita un ascolto intenso, come si faceva una volta con i dischi dei cantautori, questo è il nuovo lavoro discografico di Murubutu “La vita segreta delle città”, canzoni intelligenti che sanno leggere dentro le cose, dentro le città, oltre le apparenze.

Un’ora e mezza di buona musica che fluisce insieme alle emozioni; si va a casa così felici e arricchiti di bellezza e anche di sapere.

 

                                                                                                                                  Salvo Belcore